27 Settembre 2021

A Day Off Twitch, il primo sciopero degli streamer contro l’odio online  

A Day Off Twitch, il primo sciopero degli streamer contro l’odio online  

Il 1° settembre abbiamo assistito ad un evento molto importante: un certo numero di streamer Twitch sono entrati in sciopero prendendo un giorno di riposo dalla piattaforma per protestare contro le incursioni di odio e gli abusi ricevuti nelle ultime settimane.

Twitch.tv è una piattaforma di live streaming nata per appassionati e giocatori di videogiochi i cui contenuti possono essere visti in diretta o on demand. Nasce nel 2011 da una costola di Justin.tv ed è stata comprata nel 2014 da Amazon per quasi 1 Miliardo di dollari diventando ormai molto popolare tra tutte le generazioni. Questo grazie a ’streamer’ non proprio tradizionali, come Alexandra Ocasio Cortez o Snoop Dog.

Se all’inizio era una piattaforma su cui trasmettere in streaming le proprie partite ai videogiochi negli anni si sono aggiunti vari argomenti, tra cui la musica ad esempio e oggi c’è perfino un’intera categoria ’IRL’, cioè ’In Real Life’, che è piuttosto ricca e ospita video di cucina, fitness o viaggi. 

Negli Stati Uniti, dove ormai ha raggiunto la maturità, più di metà degli utenti ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni e il 14% ha meno di 18 anni. In Italia la piattaforma è esplosa durante la pandemia come luogo di aggregazione in rete, vista l’impossibilità di uscire catalizzando l’attenzione dei Millenials e della Generazione Z. A marzo Twitch, ha totalizzato 25 milioni di visite (+25%) e insieme a TikTok è stata la piattaforma che ha incrementato maggiormente la propria utenza (rispettivamente 18,7% e 20,4%)

Nel mondo ha una media giornaliera di 26,5 milioni di visitatori, 2 milioni di visualizzatori medi in qualsiasi momento e oltre 6 milioni di streamer ogni mese, per un totale di 600 milioni di minuti visti nel 2019. Si potrebbe contestare dicendo che questi numeri sono poco in confronto ai 2 miliardi di utenti di YouTube, ma la potenza di questa piattaforma, anche in termini di ritorno economico, è nell’engagement dei suoi utenti riuniti in una community dove è possibile interagire in tempo reale con gli streamer e tra follower su temi tra i più disparati.

Vincenzo Cosenza, esperto di social media descrive così la community di Twich “mi ricorda molto il tipo di aggregazione che avveniva nei bar degli anni Ottanta quando si formavano i capannelli attorno al campione di turno, ricurvo sul joystick di Scramble o Wonder Boy”. Ma purtroppo, avverte l’esperto, “delle sale giochi di un tempo, il social di Amazon, conserva anche quella sensazione di essere in una zona franca, destinata a pochi iniziati, dove tutto è permesso.”

Anche se sul sito della piattaforma sono chiaramente stilate linee guida di comportamento per gli utilizzatori in cui è messo nero su bianco quanto segue: “Twitch non consente comportamenti motivati da odio, pregiudizio o intolleranza, compresi quei comportamenti che promuovono o incoraggiano discriminazioni, denigrazioni, molestie o violenze basate sulle seguenti caratteristiche protette: razza, etnia, colore, casta, origine nazionale, status di immigrato, religione, sesso, genere, identità di genere, orientamento sessuale, disabilità, grave condizione medica e status di veterano.” (per approfondire https://www.twitch.tv/p/it-it/legal/community-guidelines/harassment/), non è difficile imbattersi in giocatori che bestemmiano o si lanciano in dichiarazioni razziste e sessiste, specie contro la comunità LGBTQ+”.

La situazione, nel tempo, è talmente degenerata che si sono creati veri e propri gruppi di attacco che utilizzano anche bot contro alcuni canali di streamer e che hanno assunto la forma di veri e propri hate-raid 

Ciò ha spinto all’organizzazione, il 1° settembre, di #ADayOffTwitch  una protesta guidata dagli streamer RekItRaven, LuciaEverBlack e ShineyPen, volta a difendere i twitcher meno famosi e meno difesi che molto spesso diventano vittima di attacchi coordinati che inondano le chat di insulti e manifestazioni di odio su cui la piattaforma ha dimostrato sempre una certa inerzia. Hanno partecipato alcuni fra i più famosi streamer che hanno conseguito l’obiettivo sperato: ridurre (e di molto) il numero di spettatori contemporanei della piattaforma. Difatti secondo il sito di statistiche Twitchtracker, nel giorno della protesta il pubblico di Twitch è stato inferiore di circa un milione di unità rispetto al consueto, passando da 4,5 milioni a 3,5 milioni di spettatori contemporanei.

Spinta dalla protesta, Twitch ha aggiornato la pagina internet del suo centro di sicurezza con  maggiori indicazioni (https://safety.twitch.tv/s/article/Combating-Targeted-Attacks?language=en_US) e gli streamer vittime dei raid d’odio avranno la possibilità di bloccare gli attacchi dalla moderazione, usando delle nuove funzioni di AutoMod (basato sull’intelligenza artificiale e la machine learning) e altre misure che sono comunque temporanee perché la piattaforma sta lavorando a dei tool specifici per combattere i raid d’odio anche se, per averli, ci vorrà un po’ di tempo.

La protesta globale attuata dagli streamer di Twich contro l’hate speech e la poca reattività dell’azienda a mettere un argine all’odio, l’ha costretta  a guardare dritto in faccia il problema in termini chiari e urgenti (di cui certo non possiamo prevedere gli esiti), ma questo ci deve far riflettere, come utenti dei social, sul nostro potere, sul nostro diritto/dovere di alzare la testa e di non accettare più passivamente tutte le espressioni di odio che inondano la rete né la la scasa assunzione di responsabilità da parte dei colossi digitali che gestiscono le piattaforme.

A cura di Elisa Cionchetti

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