20 Ottobre 2021

Mario, una vita guidata dal faro della Pace, al confronto con gli haters del web

Mario, una vita guidata dal faro della Pace, al confronto con gli haters del web

Mario Busti è il Presidente dell’Università per la Pace delle Marche, un’associazione, nata dalla legge regionale n.9 del 2002 che raccoglie 3 grandi forze: associazionismo, le Università marchigiane e gli enti locali con la Ragione come capofila. La bandiera della Pace è il simbolo che meglio racconta di lui e dell’associazione che rappresenta.

La sua storia di attivismo comincia quando aveva 14 anni a seguito di un incontro pubblico in cui conosce padre Ernesto Balducci, una figura fondamentale per l’inizio del suo impegno civico e si rafforza nel   periodo precedente il servizio militare grazie ad una lettera“l’obbedienza non è più una virtù” che don Lorenzo Milani indirizza ai cappellani militari che avevano definito gli obiettori di coscienza vili e vigliacchi, riconoscendo in loro, al contrario, un esempio di impegno per la Pace. Di tutta la lettera una frase in particolare, mi dice Mario, “mi ha colpito nel profondo” e cita a memoria: “ se voi pretendete di dividere il mondo tra italiani e stranieri in questo senso io non ho patria perché, in realtà, il mondo è diviso tra diseredati e oppressi da una parte e tra privilegiati e oppressori dall’altra; gli uni sono la mia patria e gli altri i miei stranieri. Questa frase mi è rimasta nel cuore e mi ha spinto a scegliere l’obiezione di coscienza che ho fatto presso la comunità di Capodarco di Fermo”.

Questa esperienza in cui ha organizzato eventi, dibattiti, esposizioni per portare al di fuori della comunità il concetto della dignità e dei diritti delle persone con disabilità, lo ha aperto al mondo.
Sono seguite l’impegno decennale nel Comitato per la Pace di Montemarciano (AN) e la scelta dell’obiezione fiscale proposta dal Mir – Movimento Internazionale della Riconciliazione a seguito
dell’istallazione di missili nella base militare di Comiso. L’azione prevedeva di non versare il 5,5% delle tasse corrispondente alla quota del bilancio nazionale destinato alle spese militari e di metterlo a disposizione del Presidente della Repubblica per opere sociali. Questo gesto causò a Mario vari pignoramenti.

Nove anni fa, infine, l’elezione a Presidente dell’Università per la Pace delle Marche il cui intento è quello di diffondere i valori della non violenza, del rispetto delle diversità e dei Diritti Umani in tutta la regione anche attraverso l’utilizzo dei social network: Facebook e Twitter su tutti. Con la pandemia molte delle attività formative e divulgative sono state spostate online.

Nella vita privata Mario usa poco i social, ne comprende l’enorme potenziale e portata per la diffusione delle comunicazioni e nello stesso tempo anche i rischi ad essi connessi. Mi racconta di aver vissuto due episodi negativi: nel primo caso gli è stata rubata una password e con il suo account sono stati spediti messaggi di contenuto pesante; il secondo caso risale allo scorso inverno e riguarda un’attività formativa dell’Università per la Pace. Durante una lezione del corso di economia trasformativa degli haters si sono inseriti nella classe e hanno dato vita ad un vero e proprio bombardamento di insulti e di discorsi di odio.

La conseguenza immediata di questo gesto è stata quella di non rendere più pubblico e libero l’accesso al corso, ma di condividere il link alla piattaforma online solo con chi si iscrive e a seguito di un controllo telefonico per verificare l’effettiva identità del corsista. Come associazione, mi dice Mario, si stanno valutando anche passi legali.

Quest’ultimo evento lo ha particolarmente colpito e lo ha spinto a documentarsi un po’ di più sul tema dell’hate speech; gli chiedo quindi che idea si sia fatto delle persone che hanno colpito l’associazione: mi risponde che non ha un’immagine definita in mente, ma che di sicuro, dal tono degli insulti, c’è un rimando a gruppi della destra eversiva. Prosegue dicendo che non può dire se siano persone che abbiano la piena consapevolezza di sé o se siano piuttosto alla ricerca di un riconoscimento sociale che si esplicita in un aumento dell’aggressività perché il web diventa a volte uno sfogatoio di rabbia per persone che non sanno
più scaricarsi in modo diverso, che non sono educate ad affrontare le proprie frustrazioni in modo pacifico”.

Un’altra caratteristica dei social che Mario osserva è la mancanza di sfumature, di posizioni intermedie:tutto è bianco o nero, tutto è contrapposizione. Questo è molto negativo perché si sta perdendo la cultura del punto di vista e la capacità di argomentare, “stiamo perdendo la ricchezza del linguaggio e la complessità del pensiero”.

Il rimedio va cercato nell’educazione a partire dal luogo protetto per eccellenza: la scuola con un lavoro sulle emozioni che non si dovrebbe limitare ad approfondire le questioni del bullismo, del cyber bullismo e le ragioni delle vittime, ma che dovrebbe affrontare la questione a tutto tondo per imparare ad esprimere le nostre emozioni e ad affrontare le nostre fragilità. Occorre insegnare alle persone, partendo dai più piccoli, “cosa andare a cercare, cosa ci rispecchia dentro, cosa producono in noi le esperienze che viviamo”.

Questo lavoro dalla scuola si può portare anche dentro i gruppi, le comunità di adulti per restituire la parola e la capacità di affrontare le situazioni; in questo anche l’ironia può giocare la sua parte come nel caso di una giovane coppia mista che Mario ha scoperto sui social grazie a sua figlia: “Momo e Raissa riescono a decostruire l’hatespeech con il potente antidoto del sorriso e dell’ironia”.

A cura di Elisa Cionchetti

Ti potrebbe interessare

5 Gennaio 2022

“solo il 6% dei contenuti di odio in lingua araba – la terza più usata su Facebook – è stato rilevato su Instagram. In tutto il

10 Dicembre 2021

L’odio non è di classe E dopo tantissima attesa, finalmente, a ottobre, sono riuscito ad attivare un workshop sull’hate speech in 5 classi di

1 Dicembre 2021

IL DIRITTO DI FARE SCHIFO Michela Giraud è autrice, attrice, comica. Nel suo percorso professionale si è occupata di teatro, cinema, televisione e radio.